giovedì, luglio 09, 2009
Influenza Suina
Ma chi è stato il genio che ha inventato il nome, cioè l'influenza suina. In tutte le lingue del mondo significa che si tratta di un’influenza che prendono i maiali e non uomini. So che la cosa è assolutamente di una natura formale, non dipende dal nome se la prendi o no, ma la gente ha anche certe sensibilità e no gli piace essere chiamati maiali. Per primi hanno protestato gli ebrei e hanno proposto di chiamarla l’influenza messicana, da dove è iniziata la sua diffusione, ma ai messicani questo non è piaciuto perché non vogliono essere responsabili per una malattia di genere e che gli menzionano per le cose brutte. Ci sono stati anche quelli ai quali il suino nel titolo è andato proprio bene. Pensate un po’, sono stati gli arabi. Ecco la prova inconfondibile che l’Islam è l’unica religione giusta, perché loro non mangiano la carne suina vietata rigorosamente da Corano (almeno quando sono in compagnia degli altri musulmani, dalla mia esperienza), e Dio ha inviato questa malattia per punire quelli infedeli. La stupidità umana è veramente immensa. Hanno dimenticato lo tsunami di qualche hanno fa dove l’enorme maggioranza di mezzo milione delle vittime erano i musulmani. Vuol dire che in quella occasione i cristiani dovevano fare certe conclusioni, o no?
Sto scrivendo delle cose attorno al problema, ma la mia intenzione era di scrivere su qualcos’altro legato a questa disgrazia. All’inizio dell’Aprile io personalmente ho fatto una vacanza in Messico, di due settimane, una in giro per la penisola di Yucatan e l’altra in Riviera Maya, sdraiato come un maiale (si può dire?) sotto una palma. Torno a casa e dopo una settimana ecco la notizia: un’epidemia spaventosa (non la intitolo per non offendere uomini, maiali o messicani). Tantissimi conteggiati e morti in Messico, una veloce diffusione negli Stati Uniti: in quel periodo là sono le vacanze primaverili e tutti gli studenti sono andati a Messico per divertirsi con pochi soldi perché costa molto di meno che da loro. Allarme della organizzazione mondiale per la sanità; livello 5 di 6, quasi una pandemia. Da allora sono passati meno di tre mesi e mi risulta che siamo tutti vivi e più o meno felici; questo dovuto alle altre vicende. Nessuno più parla, scrive. Un po’ strano, no? Un totale di circa 100 vittime in tutto il mondo, prevalentemente nelle zone poco sviluppate dove la sanità è ai livelli piuttosto bassi. La percentuale delle vittime pressoché uguale alla mortalità dovuta all’influenza normale.
Alla fine ho scoperto che quasi tutti (governi, organizzazione mondiale per la sanità e tour operatori) conoscevano il problema già verso la fine del gennaio, ma sono stati zitti, tutti. Pensa al numero dei turisti che visita il Messico in quel periodo. Se non vengono c’è una enorme perdita finanziaria per tutti, i messicani ma anche i tour operatori di tutto il mondo. E come all’inizio l’hanno nascosta, e non è bello nascondere alle popolazioni queste notizie, ad un certo punto, all’improvviso hanno fatto una notizia mondiale di questo evento, uno scoop di primo ordine.
Sto scrivendo delle cose attorno al problema, ma la mia intenzione era di scrivere su qualcos’altro legato a questa disgrazia. All’inizio dell’Aprile io personalmente ho fatto una vacanza in Messico, di due settimane, una in giro per la penisola di Yucatan e l’altra in Riviera Maya, sdraiato come un maiale (si può dire?) sotto una palma. Torno a casa e dopo una settimana ecco la notizia: un’epidemia spaventosa (non la intitolo per non offendere uomini, maiali o messicani). Tantissimi conteggiati e morti in Messico, una veloce diffusione negli Stati Uniti: in quel periodo là sono le vacanze primaverili e tutti gli studenti sono andati a Messico per divertirsi con pochi soldi perché costa molto di meno che da loro. Allarme della organizzazione mondiale per la sanità; livello 5 di 6, quasi una pandemia. Da allora sono passati meno di tre mesi e mi risulta che siamo tutti vivi e più o meno felici; questo dovuto alle altre vicende. Nessuno più parla, scrive. Un po’ strano, no? Un totale di circa 100 vittime in tutto il mondo, prevalentemente nelle zone poco sviluppate dove la sanità è ai livelli piuttosto bassi. La percentuale delle vittime pressoché uguale alla mortalità dovuta all’influenza normale.
Alla fine ho scoperto che quasi tutti (governi, organizzazione mondiale per la sanità e tour operatori) conoscevano il problema già verso la fine del gennaio, ma sono stati zitti, tutti. Pensa al numero dei turisti che visita il Messico in quel periodo. Se non vengono c’è una enorme perdita finanziaria per tutti, i messicani ma anche i tour operatori di tutto il mondo. E come all’inizio l’hanno nascosta, e non è bello nascondere alle popolazioni queste notizie, ad un certo punto, all’improvviso hanno fatto una notizia mondiale di questo evento, uno scoop di primo ordine.
lunedì, giugno 08, 2009
Elezioni europee 2009
Ieri sono rimasto incollato davanti al televisore fino alle quasi tre di mattina per godermi lo spettacolo delle elezioni svoltesi ieri e l’altro ieri. Si è votato per i sindaci, per la provincia e per il rinnovo del parlamento europeo. Ho visto Porta a porta di Bruno Vespa, o forse meglio Vespone. Non mi sono annoiato perché le stupidaggini si sono dette tante e c’era anche qualche litigio in diretta: si sono presi Fassino e La Russa, e un esponente dei radicali con Vespa e più generalmente con la RAI.
Il risultato delle elezioni è che tutti hanno vinto come di solito succede. Si può anche comprendere perché tutti pensano già alla prossime e nessuno vuole ammettere di aver perso. Chi in effetti ha perso, ha vinto perché abbia fatto più voti rispetto alle precedenti europee, oppure ha vinto perché ha perso meno di quello che prevedevano i sondaggi. Davvero penoso, si trovano tutte le scuse del mondo per convincere gli altri, ma in effetti se stessi che le cose sono andate bene. Unici vincitori certi sono la Lega e l’Italia dei valori. Il fatto curioso è che sono due minori partiti che appartengono agli schieramenti diversi. La conclusione è abbastanza semplice, l’elettorato si è stufato delle solite frasi e vuole cambiare qualcosina (ho usto il diminutivo).
La Lega si è fatta vedere ultimamente tanto, tutti i provvedimenti del governo di una certa importanza sono firmati Lega e quando qualcuno lavora bene alla fine lo premiano. I leghisti hanno una politica semplice e mirata: vogliamo fare questo in questo modo, e lo fanno. C’hanno messo un po’ di anni per arrivare al federalismo fiscale, ma era l’unico modo, l’unica strategia giusta da adottare quella che hanno fatto loro. Prima le minacce di secessione del nord (e c’era anche gente che ha creduto), dopo altre mosse e lo scopo è stato raggiunto. A Bossi si deve riconoscere il fatto che ha un istinto politico straordinario, nessun altro sarebbe in grado di ottenere certe cose. Durante la trasmissione, un esponente della Lega ha detto in modo chiaro: non volgiamo la Turchia nell’Unione Europea ed ha argomentato, molto bene, perché. Concisi, precisi, concentrati su quello che vogliono ottenere e alla fine premiati. Bravi.
L’altra formazione premiata dagli elettori e l’Italia dei valori, ma non per la sua propositività, per le suo proposte. Soltanto perché nessun altro più sputa così bene su Berlusconi come loro e un po’ di gente c’è la ancora con il presidente del consiglio. Cavalcano cavallo che ancora riesce a vincere qualche gara. E in modo prepotente e da un buon dittatore Di Pietro annuncia che loro sono diventati, legittimati da queste elezioni, il punto di aggregazione degli partiti che vogliono fare un governo nuovo. Scusate, ma il 25% del PD mi sembra di più rispetto al 8% che hanno preso loro. Oppure anche la matematica è diventata un’opinione.
Il risultato delle elezioni è che tutti hanno vinto come di solito succede. Si può anche comprendere perché tutti pensano già alla prossime e nessuno vuole ammettere di aver perso. Chi in effetti ha perso, ha vinto perché abbia fatto più voti rispetto alle precedenti europee, oppure ha vinto perché ha perso meno di quello che prevedevano i sondaggi. Davvero penoso, si trovano tutte le scuse del mondo per convincere gli altri, ma in effetti se stessi che le cose sono andate bene. Unici vincitori certi sono la Lega e l’Italia dei valori. Il fatto curioso è che sono due minori partiti che appartengono agli schieramenti diversi. La conclusione è abbastanza semplice, l’elettorato si è stufato delle solite frasi e vuole cambiare qualcosina (ho usto il diminutivo).
La Lega si è fatta vedere ultimamente tanto, tutti i provvedimenti del governo di una certa importanza sono firmati Lega e quando qualcuno lavora bene alla fine lo premiano. I leghisti hanno una politica semplice e mirata: vogliamo fare questo in questo modo, e lo fanno. C’hanno messo un po’ di anni per arrivare al federalismo fiscale, ma era l’unico modo, l’unica strategia giusta da adottare quella che hanno fatto loro. Prima le minacce di secessione del nord (e c’era anche gente che ha creduto), dopo altre mosse e lo scopo è stato raggiunto. A Bossi si deve riconoscere il fatto che ha un istinto politico straordinario, nessun altro sarebbe in grado di ottenere certe cose. Durante la trasmissione, un esponente della Lega ha detto in modo chiaro: non volgiamo la Turchia nell’Unione Europea ed ha argomentato, molto bene, perché. Concisi, precisi, concentrati su quello che vogliono ottenere e alla fine premiati. Bravi.
L’altra formazione premiata dagli elettori e l’Italia dei valori, ma non per la sua propositività, per le suo proposte. Soltanto perché nessun altro più sputa così bene su Berlusconi come loro e un po’ di gente c’è la ancora con il presidente del consiglio. Cavalcano cavallo che ancora riesce a vincere qualche gara. E in modo prepotente e da un buon dittatore Di Pietro annuncia che loro sono diventati, legittimati da queste elezioni, il punto di aggregazione degli partiti che vogliono fare un governo nuovo. Scusate, ma il 25% del PD mi sembra di più rispetto al 8% che hanno preso loro. Oppure anche la matematica è diventata un’opinione.
giovedì, maggio 07, 2009
Chelsea – Barcellona 1:1
Ieri sera ho visto in televisione la partita della semifinale del Champions tra Chelsea e Barcellona. La partita di andata è finita in pareggio, 0 a 0 e purtroppo non avevo l’occasione di seguirla perché ero fuori casa per lavoro ed ho scoperto che non tutti gli alberghi hanno la TV: nel ventunesimo secolo uno si aspetterebbe di sì, specialmente nel ricco occidente, al quale apparteniamo anche noi. Torniamo a quella di ieri sera. E’ finita 1 a 1 ed il Barcellona giocare nella finale che si disputerà a Roma 27 maggio, se non erro. Mi è venuto di scrivere il mio parere sulla partita sentendo tutti quelli commenti ieri sera nella trasmissione un mercoledì da campioni e leggendo anche i giornali di oggi. In modo quasi unisono sono tutti d’accordo che il Chelsea ha giocato meglio e che l’arbitro gli ha impedito di passare nei finali. Visto che voglio scrivere qualcosa a proposito penso sia ovvio che io non sono molto d’accordo con quanto la maggioranza sostiene. In effetti, spesso mi piace essere contro perché se tutti lo pensiamo nello stesso modo, ma che divertimento c’è.
Vediamo un po’ la statistica della partita; possesso palla del Barcellona quasi il 70%. Molti dicono: “Possesso palla e niente altro”. E’ vero in un certo modo, ma è una visione superficiale di quello che è successo. Il Barcellona faceva una fatica tremenda ad arrivare davanti alla porta e tirare. Perché il Chelsea si è chiuso dietro con 10 giocatori. Basta vedere quante palle in difesa ha preso Drogba; è un attaccante ed attaccanti nella fase difensiva normalmente stanno sul centro del campo e non nella propria area di rigore. Chiusura totale, un catenaccio nel peggior senso della parola e tutti dicono che meritavano di passare. Un gioco che non offre niente agli spettatori. Il Chelsea ha avuto qualche occasione ma tutte basate sugli errori difensivi del Barcellona, non per merito delle buone e pensate azioni offensive. Ma gli spagnoli hanno avuto un grande merito, non molto caratteristico per le squadre latine; la pazienza, insistere e credere fino alla fine e sono stati ripagati di questo.
La lamentela principale degli inglesi, ma anche dei nostri commentatori, è l’arbitro. Sostengono che c’erano 3-4 rigori per il Chelsea. Nella moviola si è visto che tutti erano dubbi e in ogni caso l’azione non prometteva un gol per la squadra inglese. In effetti, la decisione arbitrale sicuramente sbagliata, e qui senza alcun dubbio, era a sfavore del Barcellona: l’espulsione di Abidal. Coloro che volevano vedere la verità hanno visto che Anelka si ha fatto lo sgambetto da solo e che non è nemmeno stato toccato ne momento della caduta da Abidal che era 2-3 metri dietro di lui.
Ragazzi, facciamola finita. E’ passata la squadra miglior, quella che dà più spettacolo e ne sono sicuro che tutti ci renderemo conto di questo nella finale a Roma. Forza Barcellona!
Vediamo un po’ la statistica della partita; possesso palla del Barcellona quasi il 70%. Molti dicono: “Possesso palla e niente altro”. E’ vero in un certo modo, ma è una visione superficiale di quello che è successo. Il Barcellona faceva una fatica tremenda ad arrivare davanti alla porta e tirare. Perché il Chelsea si è chiuso dietro con 10 giocatori. Basta vedere quante palle in difesa ha preso Drogba; è un attaccante ed attaccanti nella fase difensiva normalmente stanno sul centro del campo e non nella propria area di rigore. Chiusura totale, un catenaccio nel peggior senso della parola e tutti dicono che meritavano di passare. Un gioco che non offre niente agli spettatori. Il Chelsea ha avuto qualche occasione ma tutte basate sugli errori difensivi del Barcellona, non per merito delle buone e pensate azioni offensive. Ma gli spagnoli hanno avuto un grande merito, non molto caratteristico per le squadre latine; la pazienza, insistere e credere fino alla fine e sono stati ripagati di questo.
Arbitro
La lamentela principale degli inglesi, ma anche dei nostri commentatori, è l’arbitro. Sostengono che c’erano 3-4 rigori per il Chelsea. Nella moviola si è visto che tutti erano dubbi e in ogni caso l’azione non prometteva un gol per la squadra inglese. In effetti, la decisione arbitrale sicuramente sbagliata, e qui senza alcun dubbio, era a sfavore del Barcellona: l’espulsione di Abidal. Coloro che volevano vedere la verità hanno visto che Anelka si ha fatto lo sgambetto da solo e che non è nemmeno stato toccato ne momento della caduta da Abidal che era 2-3 metri dietro di lui.
Ragazzi, facciamola finita. E’ passata la squadra miglior, quella che dà più spettacolo e ne sono sicuro che tutti ci renderemo conto di questo nella finale a Roma. Forza Barcellona!
mercoledì, aprile 08, 2009
La crisi c’è o non c’è
Premetto subito che non voglio assolutamente negare l’esistenza della crisi. E’ un fatto ovvio e su questo non si discute, ma voglio vederla da un altro aspetto e qui entra in gioco quel no riportato nel titolo. La crisi produce e produrrà un maggior numero dei disoccupati rispetto a quello in sua assenza: che ogni tanto qualche azienda va in fallimento anche senza una crisi globale e la gente rimane senza lavoro. E’ un fatto indiscutibile, ma è ovvio che nelle condizioni normali è molto più facile trovare un altro impiego.
Pertanto, escludo dal mio ragionamento tutti quella povera gente attualmente disoccupata o che avrà questi problemi nel futuro. Ma tutti gli altri, che hanno un lavoro e che non lo perderanno nel futuro, sta in effetti meglio di prima. E’ mi auguro che questo fatto si estenda anche dopo la crisi perché i presupposti, secondo me, ci sono. Vediamo perché ci si sta meglio.
Tutti noi che ancora occupiamo il nostro posto di lavoro, e siamo sicuramente in maggioranza, ci prendiamo il nostro stipendio uguale a quello prima del disastro finanziario mondiale, pertanto le risorse sono uguali a quelle di prima. Siete andate negli ultimi 3-4 mesi a fare almeno un pieno di carburante da un benzinaio? Sicuramente sì. Ve ne siete accorti che il senza piombo costa un po’ più di euro e che nel estate dell’anno scorso (2008), all’inizio della crisi, si avvicinava di brutto ad un prezzo di 1,5 euro? Tutti quelli che usano la macchina, ma anche l’industria e la distribuzione, che in qualche modo sono sempre legati al trasporto, si fanno un bel risparmio. Le bollette di luce e di gas sono scese, di poco, ma anche questo produce qualche altro risparmio alle famiglie, piccolo ma piacevole.
I tassi d’interesse sui mutui sono andati giù in picchiata e molte famiglie hanno un mutuo. Adesso, rispetto all’estate passata, si paga molto di meno, mediamente oltre 100 euro al mese di risparmio e questo sì che è un bel risparmio che si sente. Anche qualche altro prezzo dei prodotti di largo consumo è sceso, visto che la richiesta è calata e bisogna comunque vendere. Tanta gente, anche se in effetto sta meglio di prima, risparmia di più per l’incertezza di domani.
Alla fine vi chiedo: “Ma stiamo meglio o no di prima”? Io ho dato la mia risposta, ma sono sicuro che molti non la condivideranno, anche se è basata sui puri fatti. Perché siamo un popolo che si lamenta sempre, perché ci piace lamentarsi. E questo ci fa male. Bisogna guardare le cose più realisticamente e con più serenità, e se ci viene qualche lamentela, ricordiamoci che più del 50% della popolazione mondiale ha dei gravi problemi di sopravivenza, dal nostro punto di vista economico, ed i problemi che hanno sono molto più gravi di quello: “Non posso permettermi nemmeno di uscire in pizzeria il sabato sera”.
Visto che già scrivo, un po’ fuori tema dell’articolo, vi dico una cosa che non capisco proprio. La crisi è iniziata negli Stati Uniti e là è molto più grave rispetto all’Europa, ma dopo il fallimento delle importantissime banche americane, dopo i gravi problemi nell’industria automobilistica, crescente disoccupazione e una marcata diminuzione della produzione, il dollaro si è apprezzato notevolmente rispetto all’euro: prima dell’estate scorsa, il cambio è arrivato oltre 1,5, mentre oggi bastano circa 1,3 dollari per comprare un euro. E’ qui parliamo di un apprezzamento di oltre 15%. Ma come mai, visto che loro dovrebbero stare peggio di noi?
Pertanto, escludo dal mio ragionamento tutti quella povera gente attualmente disoccupata o che avrà questi problemi nel futuro. Ma tutti gli altri, che hanno un lavoro e che non lo perderanno nel futuro, sta in effetti meglio di prima. E’ mi auguro che questo fatto si estenda anche dopo la crisi perché i presupposti, secondo me, ci sono. Vediamo perché ci si sta meglio.
Tutti noi che ancora occupiamo il nostro posto di lavoro, e siamo sicuramente in maggioranza, ci prendiamo il nostro stipendio uguale a quello prima del disastro finanziario mondiale, pertanto le risorse sono uguali a quelle di prima. Siete andate negli ultimi 3-4 mesi a fare almeno un pieno di carburante da un benzinaio? Sicuramente sì. Ve ne siete accorti che il senza piombo costa un po’ più di euro e che nel estate dell’anno scorso (2008), all’inizio della crisi, si avvicinava di brutto ad un prezzo di 1,5 euro? Tutti quelli che usano la macchina, ma anche l’industria e la distribuzione, che in qualche modo sono sempre legati al trasporto, si fanno un bel risparmio. Le bollette di luce e di gas sono scese, di poco, ma anche questo produce qualche altro risparmio alle famiglie, piccolo ma piacevole.
I tassi d’interesse sui mutui sono andati giù in picchiata e molte famiglie hanno un mutuo. Adesso, rispetto all’estate passata, si paga molto di meno, mediamente oltre 100 euro al mese di risparmio e questo sì che è un bel risparmio che si sente. Anche qualche altro prezzo dei prodotti di largo consumo è sceso, visto che la richiesta è calata e bisogna comunque vendere. Tanta gente, anche se in effetto sta meglio di prima, risparmia di più per l’incertezza di domani.
Alla fine vi chiedo: “Ma stiamo meglio o no di prima”? Io ho dato la mia risposta, ma sono sicuro che molti non la condivideranno, anche se è basata sui puri fatti. Perché siamo un popolo che si lamenta sempre, perché ci piace lamentarsi. E questo ci fa male. Bisogna guardare le cose più realisticamente e con più serenità, e se ci viene qualche lamentela, ricordiamoci che più del 50% della popolazione mondiale ha dei gravi problemi di sopravivenza, dal nostro punto di vista economico, ed i problemi che hanno sono molto più gravi di quello: “Non posso permettermi nemmeno di uscire in pizzeria il sabato sera”.
Visto che già scrivo, un po’ fuori tema dell’articolo, vi dico una cosa che non capisco proprio. La crisi è iniziata negli Stati Uniti e là è molto più grave rispetto all’Europa, ma dopo il fallimento delle importantissime banche americane, dopo i gravi problemi nell’industria automobilistica, crescente disoccupazione e una marcata diminuzione della produzione, il dollaro si è apprezzato notevolmente rispetto all’euro: prima dell’estate scorsa, il cambio è arrivato oltre 1,5, mentre oggi bastano circa 1,3 dollari per comprare un euro. E’ qui parliamo di un apprezzamento di oltre 15%. Ma come mai, visto che loro dovrebbero stare peggio di noi?
mercoledì, marzo 11, 2009
Devi conoscere i tuoi clienti
Un rappresentante di Coca Cola torna deluso da un suo viaggio nel Medio Oriente e si incontra con un amico. L’amico gli chiede:
- E allora, come è andata? Sei riuscito a sfondare e vendere Coca Cola agli Arabi?
- Purtroppo è andata male. Quando sono partito con il compito di aprire le porte per il nostro prodotto ero molto fiducioso. Coca Cola è teoricamente un prodotto quasi sconosciuti in quelli paesi e ne ero sicuro di avere un gran successo. Però, avevo un grosso problema, cioè non parlavo Arabo e così ho pensato di fare una pubblicità visuale, tutto immagine, senza alcun testo. L’idea che mi è venuta era porre tre immagini su un poster: sulla prima immagine un uomo esausto nel deserto, sulla seconda l’uomo che beve la nostra Cola e sulla terza lo stesso uomo che corre nel deserto, pieno di entusiasmo ed energia, dopo aver ovviamente rinfrescatosi con la Cola. Mi sembrava molto semplice e molto diretto come approccio al potenziale consumatore. E così una marea di questi poster sono stati stampati, distribuiti ed esposti in tutti i posti possibili di tutte le città.

L’amico guarda attentamente il poster che gli è stato mostrato e dice, con tanto entusiasmo:
- A me sembra un’ottima pubblicità e sono sicuro che doveva funzionare.
- Con cavolo che ha funzionato. Non sapevo che gli Arabi leggono da destra a sinistra.
- E allora, come è andata? Sei riuscito a sfondare e vendere Coca Cola agli Arabi?
- Purtroppo è andata male. Quando sono partito con il compito di aprire le porte per il nostro prodotto ero molto fiducioso. Coca Cola è teoricamente un prodotto quasi sconosciuti in quelli paesi e ne ero sicuro di avere un gran successo. Però, avevo un grosso problema, cioè non parlavo Arabo e così ho pensato di fare una pubblicità visuale, tutto immagine, senza alcun testo. L’idea che mi è venuta era porre tre immagini su un poster: sulla prima immagine un uomo esausto nel deserto, sulla seconda l’uomo che beve la nostra Cola e sulla terza lo stesso uomo che corre nel deserto, pieno di entusiasmo ed energia, dopo aver ovviamente rinfrescatosi con la Cola. Mi sembrava molto semplice e molto diretto come approccio al potenziale consumatore. E così una marea di questi poster sono stati stampati, distribuiti ed esposti in tutti i posti possibili di tutte le città.

L’amico guarda attentamente il poster che gli è stato mostrato e dice, con tanto entusiasmo:
- A me sembra un’ottima pubblicità e sono sicuro che doveva funzionare.
- Con cavolo che ha funzionato. Non sapevo che gli Arabi leggono da destra a sinistra.
lunedì, febbraio 02, 2009
Neve
Oggi a Milano nevica e mi sento un po’ triste, non per la neve che mi piace molto, ma per tante brutte cose che succedono in questo mondo ed ultimamente è capitata una che semplicemente non posso a non dire due parole a proposito. Così questo blog diventa anche un po’ blog e non soltanto trascrizione delle cose carine che ricevo via e-mail dagli amici ma che comunque risultano già ampiamente diffuse.
Allora, il 27 di gennaio ogni anno è il giorno della memoria della Shoah, lo sterminio degli ebrei successo prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Di questa parte dopo la guerra si parla poco e non molti sono a corrente del fatto che nei gulag sovietici sono stati sterminati milioni degli ebrei; alcuni addirittura sostengono che sono stati ammazzati più ebrei da Stalin che da Hitler, ma non è questo il tema che voglio affrontare.
Premetto che non sono ebreo e che non sono nemmeno religioso (se lo fossi, sarei cattolico). Due, tre giorni prima del giorno della memoria, il papa Ratzinger (Benedetto XVI) ha revocato la scomunica al vescovo lefebvriano negazionista Williamson, che è stato scomunicato proprio per il fatto di aver negato l’esistenza della Shoah, sostenendo che le camere a gas erano utilizzate per i motivi igienici e non per sterminare gli ebrei. Dopo si sono sentite le smentite, le scuse, le precisazioni da parte dello stesso papa, del vescovo e delle alte cariche ecclesiastiche.
Ma chi ha letto attentamente le dichiarazioni, ha capito tutto. Williamson si è scusato con la chiesa di aver provocato tutto questo scompiglio mediatico, ma non ha ritirato le sue tesi sulla Shoah. Ed anche il fatto che il papa ha condannato chiaramente il negazionismo non mi convince a fatto. Ratzinger è una persona intelligente e precisa, come sono in generale i tedeschi, e nel mio piccolo ne sono sicuro che questa cosa, fatta qualche giorno prima della giornata della memoria è stata fatta a posta. Perché, questo non so spiegarmi, ma che sia stata voluta, ripeto, ne sono sicuro. Dire che si tratta di una svista, di una coincidenza, cioè una qualsiasi spiegazione non mi torna. Brutto, veramente brutto, ma purtroppo la chiesa da una parte dice certe cose e dall’altra parte fa le cose proprio al contrario.
Allora, il 27 di gennaio ogni anno è il giorno della memoria della Shoah, lo sterminio degli ebrei successo prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Di questa parte dopo la guerra si parla poco e non molti sono a corrente del fatto che nei gulag sovietici sono stati sterminati milioni degli ebrei; alcuni addirittura sostengono che sono stati ammazzati più ebrei da Stalin che da Hitler, ma non è questo il tema che voglio affrontare.
Premetto che non sono ebreo e che non sono nemmeno religioso (se lo fossi, sarei cattolico). Due, tre giorni prima del giorno della memoria, il papa Ratzinger (Benedetto XVI) ha revocato la scomunica al vescovo lefebvriano negazionista Williamson, che è stato scomunicato proprio per il fatto di aver negato l’esistenza della Shoah, sostenendo che le camere a gas erano utilizzate per i motivi igienici e non per sterminare gli ebrei. Dopo si sono sentite le smentite, le scuse, le precisazioni da parte dello stesso papa, del vescovo e delle alte cariche ecclesiastiche.
Ma chi ha letto attentamente le dichiarazioni, ha capito tutto. Williamson si è scusato con la chiesa di aver provocato tutto questo scompiglio mediatico, ma non ha ritirato le sue tesi sulla Shoah. Ed anche il fatto che il papa ha condannato chiaramente il negazionismo non mi convince a fatto. Ratzinger è una persona intelligente e precisa, come sono in generale i tedeschi, e nel mio piccolo ne sono sicuro che questa cosa, fatta qualche giorno prima della giornata della memoria è stata fatta a posta. Perché, questo non so spiegarmi, ma che sia stata voluta, ripeto, ne sono sicuro. Dire che si tratta di una svista, di una coincidenza, cioè una qualsiasi spiegazione non mi torna. Brutto, veramente brutto, ma purtroppo la chiesa da una parte dice certe cose e dall’altra parte fa le cose proprio al contrario.
mercoledì, dicembre 10, 2008
Tarzan ama Jane
Ecco la migliore barzelletta che ho ricevuto in ufficio durante il mese di Novembre e pubblicandola qui, sul mio blog, la proclamo ufficialmente la barzelletta di Novembre 2008. Alla fine di quest’anno ho deciso di scegliere anche la migliore dell’anno, introducendo così un concorso annuale per la migliore barzelletta. In questo modo cerco di stimolare i miei amici di inviare qualche barzelletta buona in quanto ultimamente ricevo soltanto le schifezze, raccontante e sentite mille volte.
Allora, segue la migliore arrivata nel mese scorso, un po’ africana e nera, come tra l’altro è anche il nuovo presidente degli Stati Uniti. Ultimamente non dico più “Ti vedo un po’ nero oggi”, ma dico “Ti vedo un po’ Obama”. A me piace come battuta. Allora, vediamo come è iniziata e finita la prima vera scopata del nostro eroe Tarzan con la sua adorabile Jane.
E finalmente ecco la barzelletta su Tarzan e Jane, e-mail-ata a me 12 novembre 2008:
Appena Jane vide Tarzan ne fu magicamente attratta. Mentre parlavano del più e del meno, Jane gli chiese: “Scusa, eh... ma fino ad ora... come hai fatto sesso?”
Tarzan rispose: “Io non conoscere sesso. Che cosa ciò è?”
Jane gli spiegò allora che cosa fosse il sesso e come si fa. Allora Tartan disse: “Ah, io capire. Tarzan usare buco dell’albero per fare sesso.”
Jane, spaventata: "Tarzan, tu l’hai fatto sempre sbagliato! Adesso ti faccio vedere io come si fa."
Detto, fatto. Jane si spogliò completamente e si pose di fronte a Tarzan. "Ecco qui. Guarda bene: devi metterlo qui dentro."
Anche Tarzan si tolse allora il suo perizoma di pelle, si avvicinò e le sparò un fortissimo calcio nel basso ventre. Jane cadde a terra contorcendosi per il dolore.
Quando si riprese un pochino, gli gridò: "Ma sei scemo? Perchè l’hai fatto?"
"Prima Tarzan guardare se c’è scoiattolo."
Allora, segue la migliore arrivata nel mese scorso, un po’ africana e nera, come tra l’altro è anche il nuovo presidente degli Stati Uniti. Ultimamente non dico più “Ti vedo un po’ nero oggi”, ma dico “Ti vedo un po’ Obama”. A me piace come battuta. Allora, vediamo come è iniziata e finita la prima vera scopata del nostro eroe Tarzan con la sua adorabile Jane.
E finalmente ecco la barzelletta su Tarzan e Jane, e-mail-ata a me 12 novembre 2008:
Appena Jane vide Tarzan ne fu magicamente attratta. Mentre parlavano del più e del meno, Jane gli chiese: “Scusa, eh... ma fino ad ora... come hai fatto sesso?”
Tarzan rispose: “Io non conoscere sesso. Che cosa ciò è?”
Jane gli spiegò allora che cosa fosse il sesso e come si fa. Allora Tartan disse: “Ah, io capire. Tarzan usare buco dell’albero per fare sesso.”
Jane, spaventata: "Tarzan, tu l’hai fatto sempre sbagliato! Adesso ti faccio vedere io come si fa."
Detto, fatto. Jane si spogliò completamente e si pose di fronte a Tarzan. "Ecco qui. Guarda bene: devi metterlo qui dentro."
Anche Tarzan si tolse allora il suo perizoma di pelle, si avvicinò e le sparò un fortissimo calcio nel basso ventre. Jane cadde a terra contorcendosi per il dolore.
Quando si riprese un pochino, gli gridò: "Ma sei scemo? Perchè l’hai fatto?"
"Prima Tarzan guardare se c’è scoiattolo."